martedì 9 maggio 2017

SARDINE!

 Da "il giornale del Garda"

 ....In primavera inoltrata la sarda o agone o, più scientificamente, l’Alosa fallax, si porta in acque più basse per deporre le uova e per riprodursi. Il mese di giugno è un momento propizio per pescare e per questo esistono regole ben definite.....

 Per chi abita intorno al lago di Garda è cosa nota che il periodo in cui le sardine (le chiamiamo così dalla notte dei tempi) vanno in frega è momento di frenesia assoluta anche per i pescatori gardesani.

Per qualche motivo questo pesce  nel nostro lago raggiunge dimensioni ragguardevoli (ne ho catturata una di oltre tre etti e la cosa non è un affatto rara) e ben maggiori di quelle pescate nel Sebino o negli altri laghi lombardi.

Sembra che derivi da una specie marina rimasta intrappolata nei laghi subalpini e che si è prontamente adattata alle acque dolci e la cosa non pare smentita dai recenti test sul DNA.

Voglio scrivere però di una battuta di pesca in particolare, che nei gaudenti anni ottanta ho condotto in compagnia di tre miei colleghi di lavoro, il ricordo è talmente vivo che mi pare il tutto sia avvenuto giusto ieri sera; Guliano aveva una barchetta in resina di quattro metri a Moniga e noi quattro abbiamo pianificato tutto con una settimana di anticipo, uscita dalla ditta alle 17:30 raggiungiamo in auto il camping dove Giuliano aveva aprcheggiato roulotte con veranda e barca, rapida messa in acqua ed alle 18 e 20 siamo già lontano dalla riva, ora per chi capisce di pesca è risaputo che all'inizio di Giugno le sardine non abboccano quasimai prima delle ore 20, a tarda primavera abbandonano i fondali profondi ed in serata si avvicinano in grandi banchi (in dialetto bresciano chiamati ròs) alla riva.

Tentiamo lo stesso cercando qua e là, ma pescare in quatttro in una barca così piccola crea subito un incidente, io e Giuliano lanciamo contemporaneamente, scontro di canne e la sua si spezza a metà, io ho portato una canna di scorta e gliela presto prontamente, ritentiamo senza successo per una ventina di minuti poi Giuliano aggancia qualcosa, la canna si piega vistosamente "che càno de fìgo" il commento poco lusinghiero sulla mia cannettina in fibra di vetro, ma con nostra sorpresa Giuliano non ha allamato sardine, ma un grosso cavedano da oltre un chilo preso per la pancia con un amino della camolera (lunga amettiera a cinque ami con esche finte che si usa per la pesca alla sardina), prendiamo tutti in giro il collega per il culo pazzesco e per la battuta sulla mia canna da pesca.

Cambiamo zona, e verso le 20 iniziamo a catturare sardine, prima una, due, poi abboccate a tre per volta, ne cattruiamo un centinaio in un ora poi più nessuna abboccata, Giuliano accende il motore e sposta la barca in cerca di un altro "ròs", ma visto che è di buon umore inizia a fare evoluzioni con la barca. il motore da trentacinque cavalli ha una potenza esuberante per l'imbarcazione e vira a destra vira a sinistra veniamo sballottati come manichini, Piero gentilmente fa notare a Giuliano che non è il caso di far cadere il motore in acqua, la risposta arrivò fulminante "la barco l'è la mè e fò chèl càso che gà nò òio", penso che non ci sia bisogno di traduzione, sta di fatto che la frase di Giuliano ci portò una sfiga mica da ridere, dopo l'ennesima evoluzione il motore si staccò dal supporto e cadde in acqua, fortuna volle che fosse assicurato da una catena e prontamente ripescato venne rimesso al proprio posta, ma tutti i tentativi di riaccenderlo furono del tutto vani.


Ad un buon miglio dalla riva e con le prime luci che punteggiavano l'orizzonte decidemmo di darci da fare, inforcate con le mani le ciabatte improvvisammo un quattro con (motore spento) e trovato, non senza qualche imprecazione, un discreto sincronismo pagaiammo verso la riva.

Ci volle un oretta buona e fummo certamente favoriti da una leggera brezza che spirava verso riva ed in vista del molo del camping ci rendemmo conto che la nostra disavventura era stata notata da numerosi campeggiatori che dal molo ci stavano inelegantemente prendendo per i fondelli fornendoci il tempo della pagaiata con dei potenti "Vooogà  Vooogà".

Riportammo la barca in secca, scaricammo sardine ed attrezzature e decidemmo di finire la serata con una cena nel vicino ristorante.

La mattina dopo entrai in ditta alle otto in punto ma incredibilmente tutti sapevano già della nostra disavventura.....

Dopo questa uscita ne seguirono altre, una memorabile, non meno di duecento sardine finirono nel contenitore in meno di un ora e mezza.

Imparai a cucinarle alla brace con una salsina di capperi e rosmarino tritati, sale ed olio che esalta alla grande la carne saporita di questo pesce.

Giuliano l'anno dopo se ne andò dall'azienda ed io non andai più a pesca di sardine, un mio cliente appassionato di pesca sta acquistando una casetta in un residence A Toscolano ed ha già prenotato il posto barca, mi ha promesso di portarmi a pescare sia a traina (una pesca dove sul Garda si possono catturare pesci di taglia notevole, trote, lucci e cavedani ben oiltre i cinque chili)  che con la canna per le classiche "sardinate".

Spero mantenga la promessa....

Cliccate sull'immagine per ingrandirla

La penisola di Sirmione ed  Il Monte Baldo visti dal porto di Rivoltella, frazione di Desenzano del Garda; le secche della penisola di Sirmione sono da sempre un ottimo sito per la cattrua delle sardine e dei grandi predatori che le cacciano.





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