lunedì 16 febbraio 2015

MAGGIO 1940

Un pivello a cui far crescere le penne in fretta  prima che venga infilzato da qualche asso della Luftwaffe, "quante ore ragazzo" gli chiedo, "dieci sullo Spitfire MkII signore", "va bene, vieni in volo on me e sintonaizzati sul canale IV, decolliamo portandoci a 6.000 piedi" è una bella giornata nel sud dell'Inghilterra, la regina di Maggio sta facendo crescere rigogliosi grano ed orzo, mi stupisco ogni volta di quanto poco sia abitata quest'isola, puoi volare a 250 miglia all'ora e non vedere che piccoli borghi per decine di minuti, "bene ragazzo  ora io mi sgancerò e farò di tutto per mettermi sulle tue piume di coda, tu vedi di tagliare la corda", effettuo un tonneau largo poi tiro verso di me  la cloche ed effettuo una virata Himmelmann dando contemporaneamente manetta, so dov'è il pivello, sta volando a zig zag cercandomi in alto, in basso, in direzione del sole, alle sue spalle, scendo perdendo  rapidamente quota ma tenendo sempre tutta manetta, mi sono portato più in basso risalgo puntando dritto su di lui lo sto attaccando con un angolo di venti gradi  rispetto all'asse del suo velivolo e salgo con un inclinazione di sei gradi dal basso, sono virtualmente invisibile, arrivo a tiro poi mi posiziono di fianco e e gli urlo nelle cuffie "stupido!, a chi devo mandare i tuoi effetti personali?" "Signore stavo cercando di trovarla" "GUARDA!, e non  hai gli occhi solo per guardare, ora ti servono per SOPRAVVIVERE  devi CERCARE il nemico, non distrarti, cerca cerca e per l'amor di dio smettila di volare dritto per più di venti secondi in combattimento!"..."Si signore" "Riproviamo" gli urlo; 


effettuo una cabrata a sinistra e prendo quota, mi giro e vedo che il pivello sta virando lentamente a destra continuando a guardarmi con la coda dell'occhio, davanti a noi un cumulo, mi ci infilo dentro a tutta velocità, conto i secondi prima della manovra, quattro, cinque e via!, tonneau stretto, mi butto in una  picchiata secca, prendo rapidamente velocità, allento la pressione sulla cloche lentamente livello ed inizio a salire con larghe spirali, lo vedo, sta salendo di quota ed accenna una virata per osservare dove sia, accelero al massimo e scivolo sotto il suo velivolo finendo dal lato dove non può vederemi, sono in basso e la sua ala destra gli impedisce di quardare  dalla mia parte, sono più in basso di lui di mille piedi, ma sono molto veloce ed ho ancora una buona energia, salgo come una saetta sbucando mille piedi davanti al muso del suo Spit, lo vedo dagli specchietti, dà gas, vedo i suoi scarichi sputare fumo come un drago infuriato, io tiro leggermente a me la cloche, tolgo manetta e tiro giù i flap, lo spit sussulta e recalcitra come un purosangue imbizzarrito, il pivello mi supera in tromba, ridò manetta, ritraggo i flap scendo leggermente per guadagnare più rapidamente velocità, il pivello sta salendo pensa che in questo modo non possa più raggiungerlo, ma io salgo disegnando ampie spirali che lui tenta di tagliare con ampie virate, ma ormai sono alla sua stessa quota, stringo la virata al punto di avere la vista periferica annebbiata ed eccolo lì ad ottocento piedi davanti a me....."SEI MORTO ancora una volta, allora, mi vuoi dire o no a chi mando la tua collezione di pin up scollacciate?" "Signore non sapevo cosa fare" "torniamo alla base, lì alla lavagna ti spiegherò come ho manovrato e vedrai tutte le sciocchezze che hai fatto".

Il prato del campo si avvicina, giù i flap, giù il carrello,  davanti a me il novellino mette le ruote a terra sobbalzando, deposito il mio spit sull'erba compensando con la pedaliera il vento che sta rinforzando da est e rullando  parcheggio per mettere il mio destriero nelle mani degli avieri.

Sono un volontario, a trent'anni non volevano arruolarmi nella RAF, ma il mio brevetto di volo amatoriale e le mie 500 ore di volo come istruttore hanno fatto cambiare idea al reclutatore.

Ho combattuto in Francia contro un nemico molto ben organizzato, ho volato sugli Hurricane, un buon velivolo ma nettamente inferiore come velocità massima al Messerschmitt 109 Emil, tuttavia la maggirore manovrabilità in virata mi ha consentito di tirarmi fuori dai guai più di una volta, sono riuscito ad abbattere due crucchi, in un caso ho visto il pilota buttarsi con il paracadute, rientrato in patria dopo la ritirata di Dunquerque sono stato assegnato ad un nuovo squadrone ed ho effettuato il passaggio sullo Spitfire, un velivolo veramente notevole, leggemente più veloce dei caccia crucchi, un vero cavallo di razza.

Mio padre è morto sui cieli della Francia nel dicembre del 1914 abbattuto mentre volava sulle linee nemiche a bordo di un velivolo da ricognizione, ricordo la disperazione di mia madre, avevo solo quattro anni, ora so di poterlo vendicare.

L'ascesa di Hitler al potere era il preludio ad un altra guerra, era palese, quasi scontato che saremmo tornati ad incrociare i nostri destini contro questa gente, siamo rimasti noi soli, su di questa isola unico baluardo contro le orde naziste.

Sono il caposquadra ed il pivellino con cui sono uscito è una nuova assegnazione che va a rimpiazzare il mio gregario di destra  ricoverato in ospedale a causa di un brutto atterraggio in fuoripista causato da una  piantata secca del motore subito dopo il decollo.

So che ci attaccheranno prestissimo, ho questo presentimento, me lo sento scorrere nelle vene, so che tenteranno di annientarci e sarà come in un girone dell'inferno, ma noi non ci arrenderemo, non ci daremo mai per vinti.

Durante il mese di Maggio ho fatto accumulare esperienza ai miei due gregari ed ho spiumato per bene qualche volatile fresco di scuola di volo e particolarmente duro di comprendonio per ordine del maggiore che comanda lo squadrone.

Il primo allarme giunge una mattina presto, ci alziamo il prima possibile, continuo a chiamare i mie due gregari perchè non voglio che si scollino dalle mie ali, un gruppo di velivoli nazisti sta attaccando le postazioni radar vicino a Dover, ci siamo alzati in oltre quattro minuti dovremo imparare a farlo nella metà del tempo, i miei gregari mi stanno appiccicati, avvisto per primo i velivoli nemici, comunico la posizione via radio alle tre formazioni impegnate, stanno piccchiando sulle antenne radar, attacchiamo, niente caccia di scorta all'orizzonte, la mia vic deve occuparsi dei velivoli di testa della formazione nemica, chiamo a raccolta i gregari ed attacco puntando deciso sul secondo velivolo, gli Ju 87 sono lenti e corro il rischio di accorciare troppo presto rischiando di non riuscire a mettere a segno che qualche colpo, sono troppo veloce, cribbio, impreco nella maschera, rompo la formazione, tonneau a botte largo, vedo dove sono finiti i crucchi, stringo la virata mi piazzo in coda al primo che mi capita davanti ed incurante del fuoco del mitragliere di coda premo il pulsante di sparo da meno di mille piedi dallo Stuka, vedo la carlinga crivellata dalle mie brownig da 7,7mm, lo spit rincula sotto i colpi delle otto mitragliatrici, l'aereo tedesco prende fuoco picchiando verso il suolo privo di controllo, richiamo i miei gregari che incredibimente mi sono stati vicino, sciolgo la formazione dicendo loro di prendersi un bersaglio qualunque, punto un altro stuka che sta tentando di svignarsela, lo attacco lateralmente calcolando l'inclinazione della traiettoria dei proiettili, ancora una volta la pioggia di fuoco innesca una cascata di schegge,  metallo e fiamme, gli ho tirato addosso non meno di trecento proiettili, sto rischiando di rimanere presto a secco di munizioni, viro stretto a sinistra per capire in quali condizioni è il velivolo che ho colpito, vedo la carlinga sporca di olio e d un fumo denso e nero uscire dagli
scarichi di destra, il pilota sta cercando di buttarsi fuori, apre il tettuccio, ribalta l'aereo e si getta nel vuoto, il mitragliere fa altrettanto mentre lo Stuka è ormai una pira fiammeggiante.

Vedo con la coda dell'occhio il mio gregario di destra, chiamo a raccolta l'altro, l'azione è terminata, non ci sono altri velivoli nemici in volo,  atterriamo in pochi minuti, ci attende il lungo debriefing, il mio gregario di sinistra si è visto aggiudicare mezzo velivolo, mentre quello di destra uno, confermato, me ne viene assegnato uno e mezzo perchè il primo era già stato danneggiato da un altro caposquadriglia.

I nostri velivoli hanno subito danni minori, il più inesperto dei miei gregari si è beccato una raffica sull'ala sinistra da parte del mitragliere di coda di una stuka, ma si è comportato bene, sopravvivere al battesimo del fuoco è la prova suprema per un pivello, in Francia ne ho persi tre, e per quanto ci si sforzasse di addestrarli e addestrarli ancora alla fine erano sempre loro i primi a cadere sotto il fuoco delle mitragliatrici tedesche.

E' una legge non scritta, ma che si è dimostrata vera in ogni guerra, ma oggi nessuno dei miei due gregari è stato abbattuto, dovrò pagar loro da bere, ammesso che  ne abbia il tempo.....

Dedicato ai seicento piloti del Fighter command che resistettero alla Luftwaffe fra Giugno ed ottobre del 1940 impedendo di fatto lo sbarco nazista in Inghilterra (operazione Leone Marino) ed ai duecento piloti caduti nell'aviazione della RSI combattendo una guerra già persa, ma tentando di difendere le città del nord Italia dai bombardamenti alleati.

Fra aviatori c'è un profondo rispetto, nel dopoguerra sono nate spesso amicizie fra chi ha combattuto sui due fronti.

In omaggio a quel grande cacciatore che Fu Luigi Gorrini (Medaglia d'oro al VM), recentemente scomparso, vi passo un link che potrà mettere un po' di luce su quegli anni bui e spiegare chi furono quei duecento piloti che persero la vita per una guerra che non potevano vincere.....

http://www.eaf51.org/newweb/Documenti/Storia/Gorrini.pdf

Supermarine Spitfire nella classica formazione vic (leader e due gregari)


Luigi Gorrini











sabato 7 febbraio 2015

INCONTRI

Un post scritto anni fa e recuperato miracolosamente dall'amico Pasone....

Questa notte ho dormito male, ho continuato a girarmi e rigirarmi.



Questa mattina, molto presto, molto sonno, mi sono recato in centro a Brescia per una questione di lavoro, un appuntamento alle 7 mi consente di evitare il casino del traffico e mi lascia più tempo per me, sono in anticipo di 15 minuti e vado a prendermi un caffè in un bar che non frequento da molti anni, uscendo passo davanti ad un giardinetto con due panchine, una è stata spettatrice di un pomeriggio passato con una ragazza, il mio primo vero amore molto tempo e qualche amore fa.




Sono solito gettare uno sguardo su questa vecchia panchina in cemento, scomoda, improbabile, ma le sono affezionato e la cosa, ogni volta che la rivedo, mi strappa sempre un sorriso per cui questa mattina non mi stupisco se la testa mi si giri con modalità "auto" verso l'angolo del giardinetto, ma con mia enorme sorpresa la panchina non è vuota, mi fermo di scatto, non è vuota come al solito, c'è una figura seduta con un grande ombrello blu, sta leggendo; quasi in preda ad un comando mi avvicino guardo meglio e sobbalzo; il libro che tiene fra le mani è la metamorfosi di Kafka, uno dei suoi preferiti, la figura scosta l'ombrello ed io mi ritrovo in un caleidoscopio di sensazioni, non può essere vero, lei è seduta di fronte a me, gli anni sono passati anche per lei i lineamenti non sono più dolci come quelli di tanti anni fa, ma gli occhi color nocciola e con pagliuzze dorate sono identici, i capelli biondi e lunghissimi sembrano gli stessi di tanto tempo fa, il viso le torna di colpo fresco come allora aprendosi in un sorriso dolcissimo "ciao", non so cosa dirle, non so se sto sognando o se qualcuno mi ha infilato qualcosa nel caffè, non riesco a proferire verbo, la saluto con un cenno "allora ti ricordi ancora di me, non mi hai dimenticata" come avrei potuto, le dico con un filo di voce, la vita ha azionato uno scambio e noi siamo finiti su binari diversi, ma il breve viaggio che abbiamo fatto insieme non è stato nè banale nè inutile, la vedo abbozzare un cenno di assenso, "io ci sono sempre stata, eri tu che non volevi ritrovarmi, questa mattina è cambiato qualcosa ed eccomi qua" le sue parole hanno un qualcosa di definitivo.



Taccio per qualche secondo squadrandola da capo a piedi, questa mattina sono ancora meno sveglio del solito, le chiedo cosa intenda con "ci sono sempre stata", "semplicemente questo, mi sussurra, ero al tuo matrimonio, in un angolo vicino alla fonte battesimale, c'ero quando stavi per perdere la vita, c'ero anche quando tua figlia era quasi senza speranza, c'ero quando hai salutato tuo padre per l'ultima volta e quando hai tentato di rianimare quello sconosciuto, ero vicina a te, sempre".



Capisco, abbasso lo sguardo, "quando te ne sei andata?" lei con una mano mi sposta il mento verso l'alto "mai, non potevo, sono rimasta con te perchè fra tutte le persone che ho conosciuto tu eri il più strano di tutti, ed alla prova dei fatti sei stato uno che non mi ha ingannata" le dico che non penso di essere poi un esempio e lei ride di gusto "no di certo, però ti ricordi di me, ed il tuo ricordo è talmente vivo che starti vicino anche senza essere notata non è triste", mi si avvicina riparandomi con il suo ombrello, e senza preamboli si stringe a me, il bacio è stato lunghissimo e la sensazione di essere guardato da dentro è la stessa di allora "Ti saluto" mi ha detto all'improvviso, le chiedo dove sarebbe andata "non so, a ricominciare da qualche parte come mi dicevi tu" le dico che ora che l'avevo trovata non avrei voluto perderla un altra volta "non preoccuparti, il tuo binario ti sta portando su di una via diversa ed io sono arrivata ad una stazione", abbasso lo sguardo, "addio Anna".



Accanto ad una panchina con un ombrello blu fra le mani alle 6:55 mentre pioveva a dirotto e con i piedi in una pozzanghera non ho ben capito cosa sia successo.



Mi sono incamminato verso l'ufficio del cliente con i miei documenti sottobraccio in una Brescia più silenziosa e vuota del solito e per la prima volta in tanti anni mi sono

sentito inconsolabilmente solo.